Michel de Certeau (1925-1986): originale e atipica figura di gesuita, specialista delle pratiche religiose cristiane nei secoli XVI e XVII, tra i principali studiosi della mistica europea in età moderna; uno dei fondatori dell’école freudienne insieme a Lacan. È stato preveggente e acuto analista della vita quotidiana e dei mutamenti sociali nel mondo contemporaneo. Le sue pagine risuonano nel presente di richiami che sono a un tempo poetici e politici com’è dei testi classici.

D.R.
cliché Luce Giard
Paris, août 1981

“I discorsi mistici […] sono spiagge offerte al mare che arriva. Mirano a perdersi in ciò che mostrano come quei paesaggi di Turner che svaniscono all’aria e alla luce.”

Michel de Certeau
da L’enunciazione mistica

Grazie Paola

Lunedì 6 novembre scorso Paola Di Cori ci lasciato. Storica, teorica femminista e degli studi di genere, studiosa appassionata e osservatrice arguta delle pratiche contemporanee, Paola non lascia un vuoto ma il progetto di un percorso piano e vitale, ancora da tracciare, in cui i suoi testi e le sue riflessioni ci seguiranno, come una guida.

Abbiamo svolto insieme un cammino decennale, nel gruppo di ricerca Prendere la parola, che coordinava con passione rigore e affetto, e attraverso questo sito, Michel del Certeau in Italia, entrambi frutto della sua intuizione e ancor più del suo desiderio instancabile di costruire, innovare e condividere.

Serbiamo di lei un ricordo che è insieme promessa di futuro: una capacità di progettare affermazione di vita costruita prima ancora che su interessi condivisi, sulla capacità di una collaborazione sincera e generosa, capace di divenire negli anni stima, affetto, amicizia.

Amica e animatrice entusiasta, Paola ha arricchito tutti noi con lo spirito di iniziativa che la ha accompagnata fino alla fine della lotta contro la malattia, da lei trasformata con coraggio in oggetto di ricerca e riflessione intellettuale sul linguaggio e le pratiche della cura, sul corpo, sul silenzio, sulla morte.

Paola ha continuato a lavorare instancabilmente fino agli ultimi giorni, dopo aver curato – già quando era molto malata – un numero della rivista Leussein dedicato alla riflessione sul genere e sull’identità, dopo aver organizzato un ciclo di seminari sulla malattia e la relazione fra medico e paziente, dopo averci consegnato il suo ultimo lavoro su Michel de Certeau, a cui lavorava da anni, e che ha voluto con tutte le sue forze terminare.

Oltre a questa forza interiore ineliminabile, al desiderio di progettare come fuga dal dolore e dalle difficoltà, resta il segno della sua capacità di costruire contatti tra persone diverse senza mai rinnegarne la differenza, della sua perseveranza nel confronto aperto, del suo umorismo cordiale tanto quanto della sua disciplina esigente sul lavoro.

I suoi contributi erano il frutto di un’intensa attività di studio associata a una pratica costante della relazione e del dialogo: con quanti condividevano i suoi percorsi di ricerca, con quelli incontrati per caso, con coloro che la pensavano diversamente. La condivisione e l’ospitalità erano elementi costitutivi della sua attività intellettuale, all’insegna del concetto di caquetoir: il punto di intersezione mai fissato a priori della discussione libera, della comunicazione che può cambiare i pensieri e le cose, giacché il suo esito è costitutivamente aperto e indeterminabile a priori.

Questo patrimonio di dialoghi e di eventi realizzati insieme e ancora più di una pratica della vita è l’eredità che raccogliamo oggi con profonda gratitudine, debitori di un grande contributo dato in gratuità e onestà di spirito. Riportiamo di seguito alcuni testi che evocano lo spirito con cui Paola svolgeva la sua attività di studiosa e ricercatrice, capaci di esprimere i valori che abbiamo potuto condividere insieme a lei, nei momenti di lavoro e di gioia.

Affinché la sua voce sia ancora con noi.

«Archiviare non significa depositare, etichettare e consegnare alla polvere, ma tutto il contrario. Come ha ricordato Derrida nel ’95: “Oggi niente è meno certo, niente meo chiaro della parola ‘archivio’; niente è più torbido e conturbante”. “L’archivio […] non è solo il luogo di stoccaggio e di conservazione di un contenuto archiviabile passato che esisterebbe in ogni modo […]. No, la struttura tecnica dell’archivio archiviante determina anche la struttura del contenuto archiviabile nel suo stesso sorgere e nel suo rapporto con l’avvenire” (Derrida 1995; trad. it. 1996: 25). L’archivio, quindi, non è il depositario di verità inconfutabili, ricerca ingenua di prove chiare e definitive che soddisfino l’ansia di legittimazione o una pretesa di improbabile coerenza. Sebbene l’atto di archiviare esprima un desiderio di chiusura e sistemazione, esso è sempre accompagnato da un altrettanto forte impulso all’interrogazione; non un mero ricettacolo di tracce, quindi, ma punto di incrocio, occasione per rimettere continuamente in discussione quanto vi è raccolto. Ecco quindi che ogni momento dell’archiviazione, ciascuna aggiunta o riapertura, modifica il significato stesso dell’archivio, proponendo non tanto la statica condizione di un insieme di memorie passate da riordinare, bensì un’idea di movimento, di futuro; problemi su cui indagare ulteriormente, cassetto che racchiude segreti da svelare più che documentare realtà indiscusse: “È una questione di avvenire, la domanda dell’avvenire stesso, la domanda di una risposta, di una promessa e di una responsabilità per il domani” (ivi: 47).»

«Come faccio spesso quando scrivo, mi piace ascoltare un po’ di musica. Ogni volta, ogni scritto, qualcosa di diverso. Solitamente, una volta scelto il genere – che può andare da Kid A dei Radiohead a Tito Puente, o un quartetto di Beethoven – gli rimando fedele per tutta la durata della scrittura di quell’articolo o saggio, con ripetuti ascolti dello stesso brano. La musica mi accompagna negli andirivieni e percorsi accidentati della stesura, e sono proprio le caratteristiche ritmiche di quella prescelta ad assecondarmi più e meglio di altre che sono invece servite come sfondo sonoro a pagine scritte in precedenza. Come se la scrittura avesse anche bisogno di una scansione che non ha solo a che fare con le parole e la costruzione di un testo, e che soltanto la musica – nel disporre i suoni nel tempo – può imprimere» (da Asincronie del femminismo. Scritti 1986-2011)

Eventi

Per ricordare Paola Di Cori

In occasione dell'anniversario della sua nascita, a Roma e a Torino si organizzano eventi per ricordare la persona e l'opera di Paola Di Cori, fondatrice del sito web su Certeau e del nostro gruppo. A poche settimane dalla sua morte gruppi di…

Incontro su Fabula mistica vol. II

In occasione dell'uscita in Italia del secondo volume di Fabula mistica (trad. it di Silvano Facioni) si terrà un incontro dal titolo Ri-prendere la parola. Michel de Certeau e il II volume di Fabula mistica presso l'Università Gregoriana…

Un convegno su Greimas

Dall’8 al 10 maggio 2017, presso il Centro Congressi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza, in via Salaria 113, è stato organizzato un convegno, a cura di Pierluigi Cervelli (membro del gruppo Prendere la parola)…

Politiche dello spazio: identità, territorio, credere

  Il gruppo di ricerca Prendere la Parola invita alla presentazione de Il vescovo e l'antiquario. Giuda Ciriaco, Ciriaco Pizzecolli e l'identità adriatica anconitana di Giorgio Mangani (Ancona 2016), martedì 11 aprile 2017, presso il…

Il nuovo numero di Comunicazione.doc

Segnaliamo l’uscita del nuovo numero della rivista "Comunicazione.doc" edita dal dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell’Università la Sapienza di Roma. Il volume, curato da Davide Borrelli e Federico Tarquini, dal titolo…

Papa Francesco

Sabato 18 giugno presso Villa Nazareth a Roma, approfittando della visita di Papa Francesco, Stefano Pepe ha consegnato al Papa una copia del numero di Leussein Il viaggio: ricerca di sé e degli altri. Certeau legge Favre curato dal gruppo…

Scaffale

A proposito di Mino Bergamo

In occasione del convegno Michel de Certeau. Le voyage de l'oeuvre, tenutosi al Centro Sevres di Parigi nel marzo del 2016, Stefano Pepe era stato invitato ad intervenire su Mino Bergamo, figura di studioso della mistica moderna vicino all'approccio…

Michel de Certeau: praticare la pluralità. I contributi del Convegno di maggio 2015

In occasione della tavola rotonda svoltasi durante il Convegno Michel de Certeau: praticare la pluralità organizzato presso il Centro Culturale San Luigi di Roma il 18 maggio 2015 dal gruppo di ricerca Prendere la Parola abbiamo invitato Gabriella…

La pluralità come cifra del pensabile

di Jacques Fillion Davanti al pensiero dell’uno (l’enologia), occorre produrre dell’eterologia Michel de Certeau La pluralità, nel pensiero di Michel de Certeau, è un elemento cardine del “pensare altrimenti”. È in questa…

Michel De Certeau un rabdomante della luce

di Gabriella Caramore   Michel De Certeau è una delle figure che più mi hanno accompagnata in questi anni di ricerca intorno alle questioni del religioso. Ho sempre trovato in lui ispirazione e soccorso tutte le volte che ho faticato…

Pluralità, empowerment e infermieristica

Contributi di Michel de Certeau Juan D. González-Sanz   Per tutti noi è evidente che il lascito intellettuale di Michel de Certeau è vivo e plurale. Settimanalmente una semplice notifica di Google ci pone davanti agli occhi…

Daniel Berrigan e suo fratello Philip - Sacerdoti e militanti pacifisti

Il 30 aprile 2016 è morto, all’età di 94 anni, Daniel Berrigan, gesuita, poeta, militante nei movimenti pacifisti contro la guerra in Vietnam negli Stati Uniti degli anni ’60. Insieme al fratello Philip (1923-2002) – il quale, appartenente…