Si è svolto nei giorni 25-26 giugno presso l’aula Chabod della Sapienza a Roma un importante convegno su Michel de Certeau con molti ospiti in un percorso articolato e come sempre interdisciplinare dal titolo Certeau vivant, .
La locandina con il programma svolto è disponibile a questo link CERTEAU VIVANT
Come una breve pagina di diario, sono felice di appuntare alcuni passaggi della mia partecipazione al convegno, avvenuta parzialmente, sono nella giornata del 25 giugno, per metà seguita in remoto e per metà dal vivo. Al netto della gioia di rivedere colleghi e amici con cui da anni condivido la passione per l’autore, sono rimasto colpito dal nuovo rilancio dell’attenzione data al primissimo Certeau studioso di Favre, grazie soprattutto agli interventi del mattino. Una riflessione articolata e condivisa da vari relatori di grande livello come Favre e Morales sulle matrici del pensiero certiano, in particolare su questo soggetto, Favre, spesso oscurato dall’altro “spettro” che in modo più manifesto ha preso in seguito l’attenzione di Certeau, ossia Surin. Favre è materia di formazione per Certeau – come lo è stato per generazioni di gesuiti – e la sua testimonianza spirituale attraverso il Memoriale è alla radice della nuova identità che matura nell’Europa moderna della figura del prete. Altro dato importante è stato nel pomeriggio la riflessione sulla dimensione politica attraverso gli interventi di Pelletier e di Napoli, un aspetto ancora molto attuale e fecondo del lavoro de gesuita francese. Non sono mancati i temi della psicanalisi, della letteratura, della teologia e della linguistica. Particolare effetto ha fatto l’intervento dello studioso e testimone Carlo Ossola, che ha studiato ma anche conosciuto Certeau. Un tempo di nutrimento, un ritorno alle radici francofone di un autore che dopo aver viaggiato nel mondo, lui prima e poi l’opera sua, sembra ora interrogarsi, attraverso i suoi interpreti, sui percorsi futuri ancora da scrivere. Ancora un grazie speciale a Facioni e a Brandodoro, nonché a tutti i loro ospiti per questo percorso, per questo crocevia.
Edoardo C. Prandi


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